PIERINA CONTRO IL MILAN
Non ci posso credere. Tv 7 gold ha offerto un capolavoro minore, che nemmeno io conoscevo: Quella peste di Pierina. Un film del 1982 dove Marina Marfoglia interpreta una versione femminile dell'eroe creato da Alvaro Vitali. Il film è di rara bruttezza, con una Carmen Russo in versione nuda tutto il tempo e un Jimmy il Fenomeno in versione quasi protagonista, ma il godimento del netturbino (cioè l'appassionato di trash) in una serata estiva veniva soddisfatto. Solo che a metà del primo tempo la tv regina del trash ha deciso di interromperlo per mostrare una diretta stadio sulla partita del Milan. Come dire mi è rimasto il colpo in canna. Ho cercato su intenet una recensione del film. E ora mi appresto a guardare Milano calibro 9, poliziottesco con Gastone Moschin, sperando che Rete 4 non decida di mandare all'ultimo una puntata speciale di Pressing. Intanto beccatevi questo capolavoro di Mondoculto.
> Prendete una quasi starlet di caratura tendente al modesto (famosa per le lunghe love story con cantanti importati, dall’albionica cadenza, dal passato “primitivo” e poi di “ippico” successo nello Stivale, più che per virtù di natura autonoma…!); prendete la più classica exploitation-attitudine italica per la quale il buon risultato di un film al botteghino cinematografico andava spremuto, creando dal film genere a se stante (e poi un sotto-genere del genere, e così via!), finché non era più possibile ricavarne una singola goccia; prendete un quasi sempre dignitoso regista da catena di montaggio capace di sfornare lavori a comando; e prendete infine la via per l’esplorazione degli anfratti meno in vista di una delle serie più classiche tra i generi italiani - in questo caso, la sfilza (meno imponente di quel che sembri) dei Pierino-film… (Ri)scoprirete come è bello, dopo aver AMPIAMENTE oltrepassato la soglia della modica quantità in tema di cine-bizzaria della quale far fare indigestione agli occhi giornalmente, assaporare, grazie ad una pellicola resuscitata improvvisamente dal buio, di nuovo quell’atmosfera ipnotica da notte fonda davanti ad uno schermo TV, quando per puro caso davanti ai bulbi oculari prendevano forma film dei quali, arrivati ai titoli di coda, non si riusciva ad avere effettiva percezione se fossero accadimenti reali od onirici. Film che lasciavano qualsiasi spettatore vi si trovasse davanti ignaro (specialmente quelli magari alla ricerca di qualche balenottera sovrappeso in nude-look su qualche network ultraregionale!), in balìa di uno stato mentale galleggiante a metà strada tra l’esperienza post-allucinatoria e lo spleen improvviso misto a brividi freddi di entusiasmo provocati dalla triste constatazione che quello che di così incredibile si era visto fino a 4 minuti prima era accaduto realmente… E’ splendido riuscire ancora ad individuare film che ti diano la possibilità di superare di nuovo l’inevitabile apatia che la “dipendenza da filmaccio” provoca quando si “soffre” della assuefazione di cui parlavo sopra: “Quella Peste Di Pierina” è una di quelle pellicole, uno di quegli “hallucinating trip” (tanto per rimanere in zona) dei quali è ARDUO accertare una minima ragione di essere, se non il loro esistere in quanto mezzi di sopravvivenza per produttori di infimo calibro che con capolavori come questo, definiti molto giustamente altrove “apocrifi”, cercavano di tirare su le canoniche ultime due lire, e il loro sussistere nel tempo nella veste di argomento di discussione dei petocinefili più schiavizzati e rotti al peggio, pronti a farsi offendere e umiliare (e con sommo piacere, ovviamente) dalle più disparate/disperate e criptiche stramberie filmiche. Quelli come me, insomma. “Quella Peste di Pierina” è l’ultimo misconosciuto gioiellino uscito in ordine di tempo, appena prima della poco efficace riesumazione della salma negli anni ‘90 con “Pierino Torna A Scuola”, sia tra i pierino-movies legittimi - quelli con Alvaro -, che tra i molto più numerosi illegittimi, usciti nei primissimi anni ’80 a ridosso immediato del successo che il capostipite “Pierino Contro Tutti” aveva ottenuto nel 1981 - il punto di non ritorno dell’intera saga! Se i Pierini con l’Alvarone nazionale erano SENZA DUBBIO, e alla faccia di chi ne parla male, divertentissimi, se il Pierino dell’accoppiata Lenzi/Ariani (“Pierino La Peste Alla Riscossa”), mostrava segni di cedimento ma si salvava grazie al mestiere del regista e alla capacità dell’attore protagonista, se “Pierino il Fichissimo” dei mai più rivisti altrove Metz/Esposito era già abbondantemente sceso al di sotto limite massimo di sopportazione, con questa catastrofe di Michele Massimo Tarantini il moribondo diventa cadavere a tutti gli effetti e viene sigillato all’interno di uno spesso strato di zinco una volta per tutte! La solita trama-raccordo buona solo a cucire assieme una serie infinita di sketch di un’aridità abissale: Pierina Marcotulli (Marina Marfoglia) vive in una casa assieme alla sorella Rosy (Carmen Russo), maggiorata Miss Tufello e Miss-Ono-Rotta (!), alla madre (Clara Colosimo cristallizzata nel ruolo di portinaia!), ed alla nonna, una megera orribile ancora in calore a 70 anni. La “piccina”, come da dettami, è schiava della battuta sagace e dello scherzo stronzo attuato ai danni dei vicini di casa e dei professori grazie all’aiuto del suo compagno di classe, da lei stregato neanche tanto velatamente, Gianmaria detto “Il Botolo” (Lucio Montanaro - Gabrie’, ti tocca anche stavolta! n.d.Ste). Oltre ad essere tanto innamorata del cadaverico professor Carletti quanto in guerra totale con la prof di educazione fisica e sessuologia (?) (interpretata dalla gigantesca, in senso letterale, Francesca Romana Coluzzi), Pierina frequenta una scuola il cui bidello Menicò è uno strepitoso e quanto mai semiprotagonista Jimmy Il Fenomeno, è in completo disaccordo con l’intero corpo insegnante, combina casini uno dietro l’altro mentre a casa la sorella gira sempre in mutande e presenta fidanzati nuovi ogni sera, preferibilmente in divisa (come il carabiniere Giobatta qui interpretato da Ugo Fangareggi, IDENTICO a quello che lo stesso attore interpreta nel “Pierino” di Lenzi… quando si dice la continuità narrativa!), e il mondo le scorre attorno. Fine. Tutto ciò esclusivamente per edificare la struttura portante che consenta il solito florilegio di gag da seconda elementare (“Taxi, è libero? Si? E allora evviva la libertà!”…!!!), di battute che non fanno neppure lontanamente sorridere, neanche sotto paralisi facciale o dosi da equino di Prozac (“Avete avuto il ciclo mestruale? Si, io ho avuto un ciclone!”), e soprattutto di abuso dei caratteristi a livello sopraffino. Si parte con un Oreste Lionello premonitore del suo ruolo futuro di agit-prop al soldo del Bagaglino (ho un mancamento e un leggero senso di nausea, n.d.Ste), nella parte del nazi-prof Alceo Taccone detto “Il Tigre”, personaggio dalla mano di legno che si prodiga in saluti romani random-mode, dalle fattezze a metà strada tra un orgoglioso membro della gioventù hitleriana e un cantante bolzanino di yodel seguace di Boyd Rice (non bestemmiare, marrano! n.d.Ste); per poi passare soprattutto a Lucio Montanaro, il quale qui fissa definitivamente e riceve l’attestato che ufficializza la portata del suo ruolo di eroe/figura archetipo del peto-cinema (il film non lascia passare dieci sani minuti senza gratificarci di una sua scoreggia-tornado!) - simbolicamente vestito (ma anche nel vero senso della parola!) degli stessi, o almeno simili, panni da eroe che Alvaro indossava nel “Pierino” originario, quasi come trofeo della avvenuta presa di potere da parte del comprimario mediocre - nella parte del botolo Gianmaria, “rappresentate orendo (con una r sola, n.d.a) del sesso forte di sedere, e non nel senso della grossezza”! Un eroe, che non smetterò mai di glorificare.
Scena culto: menzione d’onore, stavolta, non per una scena in particolare, ma per i titoli di testa interi - che potrebbero anche avere una parvenza di quasi normalità, se non fossero accompagnati da una delle canzoncine più abbacinanti mai sentite… Qui di seguito il prodigio: “(…) A Goldrake gli ha fatto dire break/ A Godzilla gli ha tolto una tonsilla./ A Mazinga gli ha fatto una siringa,/ E Capitan Harlock è ancora sotto shock/… Al centro spaziale, ha fatto partire/ Un razzo vettore, con la sua pipì./ A tutti gli eroi di Guerre Stellari/ Lei gli vuole fare un culo così,/ Lei gli vuole fare un culo co-sììì!…”… Ahhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!