giovedì, 17 agosto 2006

I tre giorni del trash

Anzi il mese del trash. In questi giorni in televisione c'è di tutto. Si va dai film scoreggioni anni '70, alla sexy commedia, stasera c'è la rarissima Grazie Nonna, con un Giusva Fioravanti ancora non terrorista, alla commedia sentimentale di Sapore di Mare, fino al poliziottesco all'amatriciana. Martedì prossimo danno "Il cinico, l'infame e il violento". E poi c'è stata una due giorni dedicata ai Vanzina. Con i due straculti Anni '90 e Anni 90 2 e il mitico Yuppies. Chi meglio dei due fratelli ha raccontato l'edonismo degli anni '80 e '90. Ma in una scena, forse inconsapevolmente si sono superati, arrivando quasi a livelli di predizione del futuro ( manco fossero il Mago di Segrate, quello che c'azzeccava per passato e presente, ma aveva difficoltà sul futuro). Boldi, De Sica, Greggio e Calà si trovano a Cortina e pranzare, a suon di aragosta e champagne, sulla neve con tanto di amanti varie al seguito, alla fine di Yuppies. Prima invidiano la classe e lo stile dell'avvocato Agnelli, poi sognano di diventare come lui, e infine arriva il conto. Scoprono che il totale è 1.700.000. Prima si accusano l'un l'altro di aver mangiato troppo, poi accusano ognuno le amanti dell'altro, poi se ne vanno senza pagare. Come è successo alla fine degli anni '80.

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mercoledì, 09 agosto 2006

PIERINA CONTRO IL MILAN

Non ci posso credere. Tv 7 gold ha offerto un capolavoro minore, che nemmeno io conoscevo: Quella peste di Pierina. Un film del 1982 dove Marina Marfoglia interpreta una versione femminile dell'eroe creato da Alvaro Vitali. Il film è di rara bruttezza, con una Carmen Russo in versione nuda tutto il tempo e un Jimmy il Fenomeno in versione quasi protagonista, ma il godimento del netturbino (cioè l'appassionato di trash) in una serata estiva veniva soddisfatto. Solo che a metà del primo tempo la tv regina del trash ha deciso di interromperlo per mostrare una diretta stadio sulla partita del Milan. Come dire mi è rimasto il colpo in canna. Ho cercato su intenet una recensione del film. E ora mi appresto a guardare Milano calibro 9, poliziottesco con Gastone Moschin, sperando che Rete 4 non decida di mandare all'ultimo una puntata speciale di Pressing. Intanto beccatevi questo capolavoro di Mondoculto.

> Prendete una quasi starlet di caratura tendente al modesto (famosa per le lunghe love story con cantanti importati, dall’albionica cadenza, dal passato “primitivo” e poi di “ippico” successo nello Stivale, più che per virtù di natura autonoma…!); prendete la più classica exploitation-attitudine italica per la quale il buon risultato di un film al botteghino cinematografico andava spremuto, creando dal film genere a se stante (e poi un sotto-genere del genere, e così via!), finché non era più possibile ricavarne una singola goccia; prendete un quasi sempre dignitoso regista da catena di montaggio capace di sfornare lavori a comando; e prendete infine la via per l’esplorazione degli anfratti meno in vista di una delle serie più classiche tra i generi italiani - in questo caso, la sfilza (meno imponente di quel che sembri) dei Pierino-film… (Ri)scoprirete come è bello, dopo aver AMPIAMENTE oltrepassato la soglia della modica quantità in tema di cine-bizzaria della quale far fare indigestione agli occhi giornalmente, assaporare, grazie ad una pellicola resuscitata improvvisamente dal buio, di nuovo quell’atmosfera ipnotica da notte fonda davanti ad uno schermo TV, quando per puro caso davanti ai bulbi oculari prendevano forma film dei quali, arrivati ai titoli di coda, non si riusciva ad avere effettiva percezione se fossero accadimenti reali od onirici. Film che lasciavano qualsiasi spettatore vi si trovasse davanti ignaro (specialmente quelli magari alla ricerca di qualche balenottera sovrappeso in nude-look su qualche network ultraregionale!), in balìa di uno stato mentale galleggiante a metà strada tra l’esperienza post-allucinatoria e lo spleen improvviso misto a brividi freddi di entusiasmo provocati dalla triste constatazione che quello che di così incredibile si era visto fino a 4 minuti prima era accaduto realmente… E’ splendido riuscire ancora ad individuare film che ti diano la possibilità di superare di nuovo l’inevitabile apatia che la “dipendenza da filmaccio” provoca quando si “soffre” della assuefazione di cui parlavo sopra: “Quella Peste Di Pierina” è una di quelle pellicole, uno di quegli “hallucinating trip” (tanto per rimanere in zona) dei quali è ARDUO accertare una minima ragione di essere, se non il loro esistere in quanto mezzi di sopravvivenza per produttori di infimo calibro che con capolavori come questo, definiti molto giustamente altrove “apocrifi”, cercavano di tirare su le canoniche ultime due lire, e il loro sussistere nel tempo nella veste di argomento di discussione dei petocinefili più schiavizzati e rotti al peggio, pronti a farsi offendere e umiliare (e con sommo piacere, ovviamente) dalle più disparate/disperate e criptiche stramberie filmiche. Quelli come me, insomma. “Quella Peste di Pierina” è l’ultimo misconosciuto gioiellino uscito in ordine di tempo, appena prima della poco efficace riesumazione della salma negli anni ‘90 con “Pierino Torna A Scuola”, sia tra i pierino-movies legittimi - quelli con Alvaro -, che tra i molto più numerosi illegittimi, usciti nei primissimi anni ’80 a ridosso immediato del successo che il capostipite “Pierino Contro Tutti” aveva ottenuto nel 1981 - il punto di non ritorno dell’intera saga! Se i Pierini con l’Alvarone nazionale erano SENZA DUBBIO, e alla faccia di chi ne parla male, divertentissimi, se il Pierino dell’accoppiata Lenzi/Ariani (“Pierino La Peste Alla Riscossa”), mostrava segni di cedimento ma si salvava grazie al mestiere del regista e alla capacità dell’attore protagonista, se “Pierino il Fichissimo” dei mai più rivisti altrove Metz/Esposito era già abbondantemente sceso al di sotto limite massimo di sopportazione, con questa catastrofe di Michele Massimo Tarantini il moribondo diventa cadavere a tutti gli effetti e viene sigillato all’interno di uno spesso strato di zinco una volta per tutte! La solita trama-raccordo buona solo a cucire assieme una serie infinita di sketch di un’aridità abissale: Pierina Marcotulli (Marina Marfoglia) vive in una casa assieme alla sorella Rosy (Carmen Russo), maggiorata Miss Tufello e Miss-Ono-Rotta (!), alla madre (Clara Colosimo cristallizzata nel ruolo di portinaia!), ed alla nonna, una megera orribile ancora in calore a 70 anni. La “piccina”, come da dettami, è schiava della battuta sagace e dello scherzo stronzo attuato ai danni dei vicini di casa e dei professori grazie all’aiuto del suo compagno di classe, da lei stregato neanche tanto velatamente, Gianmaria detto “Il Botolo” (Lucio Montanaro - Gabrie’, ti tocca anche stavolta! n.d.Ste). Oltre ad essere tanto innamorata del cadaverico professor Carletti quanto in guerra totale con la prof di educazione fisica e sessuologia (?) (interpretata dalla gigantesca, in senso letterale, Francesca Romana Coluzzi), Pierina frequenta una scuola il cui bidello Menicò è uno strepitoso e quanto mai semiprotagonista Jimmy Il Fenomeno, è in completo disaccordo con l’intero corpo insegnante, combina casini uno dietro l’altro mentre a casa la sorella gira sempre in mutande e presenta fidanzati nuovi ogni sera, preferibilmente in divisa (come il carabiniere Giobatta qui interpretato da Ugo Fangareggi, IDENTICO a quello che lo stesso attore interpreta nel “Pierino” di Lenzi… quando si dice la continuità narrativa!), e il mondo le scorre attorno. Fine. Tutto ciò esclusivamente per edificare la struttura portante che consenta il solito florilegio di gag da seconda elementare (“Taxi, è libero? Si? E allora evviva la libertà!”…!!!), di battute che non fanno neppure lontanamente sorridere, neanche sotto paralisi facciale o dosi da equino di Prozac (“Avete avuto il ciclo mestruale? Si, io ho avuto un ciclone!”), e soprattutto di abuso dei caratteristi a livello sopraffino. Si parte con un Oreste Lionello premonitore del suo ruolo futuro di agit-prop al soldo del Bagaglino (ho un mancamento e un leggero senso di nausea, n.d.Ste), nella parte del nazi-prof Alceo Taccone detto “Il Tigre”, personaggio dalla mano di legno che si prodiga in saluti romani random-mode, dalle fattezze a metà strada tra un orgoglioso membro della gioventù hitleriana e un cantante bolzanino di yodel seguace di Boyd Rice (non bestemmiare, marrano! n.d.Ste); per poi passare soprattutto a Lucio Montanaro, il quale qui fissa definitivamente e riceve l’attestato che ufficializza la portata del suo ruolo di eroe/figura archetipo del peto-cinema (il film non lascia passare dieci sani minuti senza gratificarci di una sua scoreggia-tornado!) - simbolicamente vestito (ma anche nel vero senso della parola!) degli stessi, o almeno simili, panni da eroe che Alvaro indossava nel “Pierino” originario, quasi come trofeo della avvenuta presa di potere da parte del comprimario mediocre - nella parte del botolo Gianmaria, “rappresentate orendo (con una r sola, n.d.a) del sesso forte di sedere, e non nel senso della grossezza”! Un eroe, che non smetterò mai di glorificare.

Scena culto: menzione d’onore, stavolta, non per una scena in particolare, ma per i titoli di testa interi - che potrebbero anche avere una parvenza di quasi normalità, se non fossero accompagnati da una delle canzoncine più abbacinanti mai sentite… Qui di seguito il prodigio: “(…) A Goldrake gli ha fatto dire break/ A Godzilla gli ha tolto una tonsilla./ A Mazinga gli ha fatto una siringa,/ E Capitan Harlock è ancora sotto shock/… Al centro spaziale, ha fatto partire/ Un razzo vettore, con la sua pipì./ A tutti gli eroi di Guerre Stellari/ Lei gli vuole fare un culo così,/ Lei gli vuole fare un culo co-sììì!…”… Ahhhhhhhhhhhhh!!!!!!!!!!

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domenica, 30 luglio 2006

OLE',OLE',OLE' AXEN, AXEN

Mancano tre giorni all'evento trash dell'anno in Lomellina. Axen alla piscina di Cilavegna il 2 agosto. E naturalmente io sarò tra il pubblico.  La sacerdotessa dell'hard de noantri sarà tra di noi ancora. Con le sue amiche Antonella Del Lago e Eva Falk, che non ha nulla a che fare con le acciaierie. Ma il vero spettacolo come ogni volta è il pubblico. Non mancherò di descrivere dettagliatamente la fauna di tori della Vallazza, super maranza, impiegati che vengono " di nascosto dalla moglie" e giovani con la cumpa del bar rigorosamente al maschile. Uno spettacolo imperdibile.

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mercoledì, 26 luglio 2006

Per sempre Califfo

In occasione del mio compleanno ho ricevuto il regalo più bello che potessero farmi: il calisutra. In un solo libretto viene ripercorsa tutta la vita del Maestro Franco Califano. Dall'infanzia passata al quartiere Trionfale a Roma, fino ai primi anni in cui faceva il play boy  e alla carriera nella musica. Sono dettagliatamente raccontate tutte le sue avventure con il gentil sesso, ma soprattutto alla fine il Maestro ha pensato bene di stilare un vademecum sul come comportarsi a letto. Una vera e propria educazione sentimentale. Con un linguaggio a metà tra i filosofico e la chiacchiera da bar dello spor Califano regala perle del livello:

Il Boccapippa: Per premio se l'avete soddisfatta a dovere e non siete ancora venuti, potreste chiedere alla vostra geisha una solenne prestazione da veri intenditori: farvi leccare il culo mentre vi fate una sega.

La pecora. La pecora illuminerà la vostra visione dell'Eterno.

"Ma il massimo l'ho raggiunto quando ho fatto spogliare una suora. Intendo spogliare dai sacramenti. Fu all'epoca della mia lunghissima convalescenza, dopo la meningite. Lei era addetta alla mia assistenza e,devo dire, che prese molto sul serio questa missione. Perse la testa per me e si accorse che non era esattamente tagliata per quella vita: preferiva l'uccello della libertà alla colomba della pace.

A quest'uomo la laurea dovevano dargliela alla sorcona

 

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domenica, 16 luglio 2006

L'anima nera del porno.

Chi è stato da un parrucchiere per uomini almeno una volta negli anni '80 non può non aver letto i fumetti di Ramba. Per nulla parente dell'odierna Malù che affolla oggi le reti locali, Ramba, nata con il nome di Malù, è stata negli anni '80 l'anima nera di Cicciolina. Scoperta da Riccardo Schicchi Ramba incarnava il mito della donna aggressiva, anticipatrice del sado maso, e si presentava in scena con un mitra a tracolla, naturalmente nuda. Dotata di un corpo statuario e di capelli neri, la pornostar, di origini emiliane, ha riscosso successo minore della più dolce e femminile collega cicciolina. Assieme hanno girato  l'Italia con un tendone itinerante, che ha visto tra le altre protagonista una giovane Moana. Il mito di Ramba si è dileguato velocemente, anche se rimane uno dei simboli dell'erotismo  non solo in televisione, ma anche nei fumetti, (tra i quali non si può non dimenticare l'epico Lando). Di lei però ho trovato un'interessante biografia su wikipedia.

Ramba

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

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Ramba è stata una pornostar italiana, pseudonimo di Ileana Carisio nata in Emilia Romagna nel 1967. Il suo nome d'arte era in principio Malù, ma il più calzante Ramba fu lanciato da un giornalista che si riferiva al suo look aggressivo con pistole e caricatori (un'immagine studiata in contrappunto alla dolcezza di Cicciolina).

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Biografia

Si è dedicata sin da piccola allo spettacolo e a 3 anni ha iniziato a frequentare una scuola di danza. Successivamente ha studiato canto e poi lavorato come modella ed indossatrice.

Ha iniziato la sua carriera da pornostar dopo aver incontrato Riccardo Schicchi, fondatore e manager della società "Diva Futura". La sua bellezza statuaria e di tipo mediterraneo le garantì un successo pressoché immediato. Per lei Schicchi ideò un ruolo di donna aggressiva e minacciosa, che si esibiva vestita di sole (finte) armi. Nel 1986 partecipò allo spettacolo live Curve deliziose accanto a Cicciolina, Moana Pozzi e Cornelia Oltean. Lo spettacolo ebbe un incredibile successo, ma la sua scandalosità all'epoca suscitò innumerevoli polemiche ed anche uno strascico legale per una denuncia di oscenità che si concluse con una condanna a sei mesi e una ammenda per Schicchi e le attrici. Si è ritirata intorno al 1990 a casua delle pressioni di una famiglia molto cattolica. Ha partecipato anche ad alcuni programmi televisivi in veste di conduttrice, ma la sua verve "castigata" non è mai stata all'altezza di quella nel mondo dell'hard core.

Attualmente si è ritirata a vita privata e possiede un locale a Cesenatico, sulla riviera romagnola.

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Curiosità

Riccardo Schicchi, forse deluso dalla defaillance di Ramba proprio nel momento del massimo successo, ha riproposto nuove starlette che si richiamasero a lei, come La nuova Ramba attiva intorno al 1990, di nazionalità francese, o Super Ramba, una modella ungherese attiva in spettacoli live attorno al 1992. Nessuna è però riuscita ad eguagliare minimamente il successo della prima. Un'altra Ramba, nata a Viareggio, era presente all'edizione del Misex 2004.

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Filmografia (incompleta, alcuni da verificare)

  • Colpo grosso al Porno Street
  • Femmine perverse
  • L'uccello del piacere
  • La moglie giovane e viziata
  • Notti magiche

Il locale posseduto da Ramba è un night e si chiama Puttiferio. Capitando da Cesenatico un capatina si può fare. Che dite? Questo link dice tutto di lei

http://www.cybercore.com/ramba/index.htm

 

 

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venerdì, 14 luglio 2006
 

E la chiamano estate

L’estate è la stagione preferita del trashista. Basti pensare a tutte le hit idiote che affollano le radio. Una a caso è “Pane amore e medicine” di Omar Pedrini, candidata ad essere la canzone rottura di coglioni dell’estate. Ma soprattutto in estate ritornano i film scoreggioni in terza serata. Mercoledì sera il debutto ufficiale è stato con “Il tifoso l’arbitro e il calciatore”. Brillante commedia sul calcio, e visto il periodo niente poteva essere più approppriato, in cui, nell’episodio più conosciuto, Pippo Franco è un tifoso romanistra costretto a fingersi laziale con il suocero e datore di lavoro. Vanno segnalate le presenze di Mario Carotenuto, il preside nei film di Alvaro Vitali ambientati a scuola, e Gigi Reder, per una volta lontanto dal personaggio di Filini.

 

 

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venerdì, 07 luglio 2006

Amarsorc. In principio era la Daniela

Questa volta il Gigi mi tira dentro per i capelli (perchè sa che io non posso fare lo stesso con lui), con il suo commento sulla Daniela.  In principio fu la Daniela, che per chi non lo ricorda con le tette a per e un pirla lungo un metro ti sfonda anche il didietro, Sniff docunt) ma ci fu anche Colpo Grosso, con la deliziosa canzoncina delle ragazze cin cin (Assaggia e poi mi dici/ diventeremo amici). Ma come non ricordare la Francesca (pronto chi ama?) Playboy ( Penthouse fu solo una pallida imitazione), o anche L'araba fenice, un Ricci ancora contro, che si permise di far sfilare Moana nuda sotto l'occhio sbigottito del Vito. E allora, cicciolini miei (ma questa era la radio, ne parliamo un'altra volta), chi si ricorda che oltre a Smaila Maurizia e Gian di Ric e Gian condussero Colpo Grosso? Ed eletric blue e Rosso di Sera souvenir, brividi di peccato non consumato, quando ancora 899 e pubblicità di sexy shop non infestavano le reti minori, quando non c'era sexyy bar quando si spogliavano le vere fighe e non le casalinghe improvvisate, quando non bastava essere troia per andare in tv, quando i numeri di telefono non erano su "Contatti", ma sui cessi degli autogrill. Insomma quando c'era il trash e quando c'era Ramba. Della quale però parlerò nel prossimo post.

 

 

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venerdì, 07 luglio 2006
 

Nadia e il Califfo

Non ci sono parole per commentare il più grande di tutti. Franco Califano sta per mandare in stampa il suo libro Kalisutra, nel quale farà da professore di sesso ai trentenni. Ma soprattutto Franco Califano ci riporta alla memoria un grandissimo personaggio della commedia sexy anni ’70: Nadia Cassini. Di lei ne elogia soprattutto il fondo schiena, che è poi la parte che tutti ricordano e che le ha dato il successo. Infatti forse non tutti sanno  che Nadia Cassini era di origini americane, che è sempre stata doppiata a causa del suo fastidioso accento e faceva film grazie al proprio deretano ritenuto dai giornalisti italiani “Il più bello del mondo”. La storia intera di Nadia Cassini  è ben spiegata in questo estratto del libro Le dive Nude di Gordiano Lupi.

 

 

Estratto da Le dive nude - vol. 3 (di prossima pubblicazione) per gentile concessione dell'autore Gordiano Lupi.

Il vero nome di Nadia Cassini è Gianna Lou Muller e nasce a Woodstock (New York) il 2 gennaio del 1949 da padre tedesco e da madre italiana, due attori di vaudeville. Lei diceva di essere nata nel corso di una tournée e di essere scappata di casa giovanissima per fare di tutto nel campo dello spettacolo. In una vecchia intervista del 1973 la stessa Cassini ricorda di aver fatto la pittrice, la cantante di night club, la ballerina, la fotomodella e l'indossatrice. Nel 1968 si sposa con il conte Igor Cassini, noto come giornalista negli Stati Uniti con lo pseudonimo di Cholly Knickerbocker e fratello dello stilista Oleg. Il conte Cassini si trasferisce a Roma per aprire una succursale italiana della "House of Cassini" e porta con sé la giovane sposa.
L'ingresso nel cinema della Cassini è con una piccola parte ne Il divorzio (1970) di Romolo Guerrieri (Girolami). [...] Nel 1970 la Cassini appare anche nel cult movie esotico-erotico Il dio serpente di Piero Vivarelli assieme a Beryl Cunningham, Sergio Tramonti e Galeazzo Bentivoglio (Benti è il suo vero nome). [...] Nel 1971 Nadia Cassini si separa dal marito e scappa a Londra con il suo nuovo amore: l'attore greco Yorgo Voyagis dal quale ha una figlia, Cassandra. In questo periodo va citato Mazzabubù… quante corna stanno quaggiù (1971) di Mariano Laurenti [...] L'insegnante balla… con tutta la classe (1979) di Giuliano Carnimeo vede per la prima volta la bella Cassini vestire i panni della protagonista assoluta. [...]
Le pellicole sexy di Nadia Cassini non sono molte e in ogni caso sono tutte incentrate sull'analisi particolareggiata e ripetuta sin quasi all'ossesso delle sue bellezze posteriori. Le due pellicole più indovinate restano L'infermiera nella corsia dei militari (1979) (dove è doppiata da Serena Verdirosi) di Mariano Laurenti e La dottoressa ci sta col colonnello (1980) (dove recita con la sua vera voce da sciroccata americana) di Michele Massimo Tarantini. [...]
[Sul set] Nadia Cassini aveva un gran brutto carattere, trovava sempre da ridire su tutto ed era poco disponibile ad assecondare le esigenze dei registi. Infatti nei suoi film non ci sono mai nudi integrali, la Cassini mostra il sedere solo perché se si fosse rifiutata di farlo non l'avrebbero mai fatta lavorare. Non era una stupida ed era consapevole che il pubblico voleva soltanto quello da lei, però sperava prima o poi di poter fare altro. Cantare e ballare erano la sua passione, obiettivamente lo sapeva fare poco. Recitare non era cosa per lei, tant'è vero che non aveva neppure imparato a parlare bene l'italiano. Il regista Mariano Laurenti ricorda che nella sua lunga carriera Nadia Cassini è stata l'unica attrice che gli ha fatto perdere la pazienza. Nadia Cassini invece ha affermato in una vecchia intervista che riusciva a fare questi personaggi che le imponevano solo perché immaginava di essere una specie di cartone animato. Negli anni Settanta e Ottanta la bella attrice è stata molto attiva pure in televisione dove ha preso parte a commedie musicali e alcuni show sulle reti Mediaset ("Premiatissima", 1983). A metà anni Settanta si ricorda una sua partecipazione a uno schetch con Lando Buzzanca che scandalizzò l'Italia per via dell'esposizione a tutto schermo del suo posteriore coperto da un sottilissimo perizoma. Fu il via al successo.
Inutile ripetere che Nadia Cassini deve la sua popolarità solo al suo posteriore, che viene definito dalla stampa italiana "il più bello del mondo". Nadia mostra fin da subito quali sono le sue capacità recitative e infatti i suoi produttori decidono di farle seguire un cliché fisso: la bella ingenua, che non sa di essere così bella, capace però alla fine di stupire tutti con la propria, inaspettata, furbizia. I maligni dicono che nel suo caso valeva il detto volgare "recitare col culo", ma dobbiamo dire che almeno ripresa di spalle la sua figura la faceva. La macchina da presa si soffermava a lungo su quei glutei rotondi e (credo) sodi e noi ragazzini sognavamo. Cos'altro potevamo fare? Narrano le leggende metropolitane che l'attrice dovesse essere costantemente doppiata a causa del suo accento americano a dir poco irritante. Solo ne La dottoressa ci sta col colonnello la possiamo apprezzare con la sua vera voce.

 

 

 

 

 

 

 

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domenica, 02 luglio 2006
 

Lea Di Leo oltre il porno trash

 Non ci potevo credere. Il trash si è sublimato stanotte davanti a me nella figura di due vere e proprie figure squallor. Si tratta di Lea di Leo e Kate. Spiego subito.

Nelle televisioni locali e satellitari ormai impazza la moda dei telefoni erotici in diretta. Le belle di turno chiacchierano con i telespettatori come in un normale telefono erotico, solo che il tutto è ripreso in diretta. L’unico problema è la voce bassa di chi telefona, che spesso e volentieri lo fa di nascosto dalla moglie.

La bella di turno sta agli ordini del telefonista, che le chiede di spogliarsi di toccarsi, e di mostrare parti intime. Al di là delle truffe che vi celano, è un servizio ormai fornito da ogni pornostar.

Le due migliori sono Lea Di Leo e Kate. Accento pesantemente veneto- bresciano, biondo tinte sulla quarantina sono l’antierotismo. Faticano ad utilizzare il microfono e ogni tanto la linea cade. Lea delle due è stupenda, muove la lingua in maniera scomposto fuori dalla bocca, dice “sono bollente” e “sono bagnata” sebbene non pioa, non appena sente il ciao al telefono. Si tocca le parti intime con gesti duri e decisi, sembrando più un camallo che una pornostar e tenta di imitare in qualche modo l’accento slavo, come se il meretricio fosse un arte ad appannaggio solo orientale. Ma soprattutto è riuscita a passare davanti alla telecamera con in mano un bottiglia di birra Moretti: più adatta a un muratore che ad una pornostar. Prima candidata al titolo di Miss Trash.

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venerdì, 09 giugno 2006

Top Trash

Il calcio spesso è stato espressione di Trash. In vista dei mondiali di Germania, perchè non realizzare una formazione dei sogni con gli 11 giocatori più Trash?

Reneè Higuita: Portiere colombiano rivelatosi in una finale di intercontinentale contro il Milan. Capelli lunghi e propensione a uscire dai pali. Il suo colpo segreto era lo scorpione, parata in acrobazia con i tacchi uniti. Capolavoro: uscita a metà campo ai mondiali '90 contro il Camerun. Roger Milla gli ruba la palla e segna

Pasquale Bruno: "o animale". Fastidioso e scorretto in campo quanto gradevole all'esterno. "Nel mondo del calcio non ho amici".

Tarzan Annoni. Un culto per la Gialappa's, il vero compagno di Bruno nel Torino.

Paolo Montero. Si può perdere con dignità, ma anche senza. Memorabile la sua uscita dal campo contro il Celta Vigo. Una testata all'avversario e poi insulti e oscenità al pubblico e le minaccie a un fotografo.

Carletto Ancelotti: "Ti ho visto nei pulcini: facevi ancora pio pio" Chi non lo ricorda nell'allenatore nel pallone

Paolo Di Canio. Aho annamo, a'curva, i ragazzi, il saluto romano, l'onore e la fedeltà. Il repertorio c'è tutto. Ma non scambiatelo per Mussolini. Al limite può essere Starace

Taribo West: Centrocampista con le treccine, un vero macellaio in campo. Ora si è convertito alla religione, si è sposato con un matrimonio che è stata una festa memorabile e vive in Africa.

Paul Gascoigne: interruppe il silenzio stampa della Lazio con una memorabile citazione da Pierino Medico della Saub: Buuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuuurrrrrrrrrrrrrrpppp

Edmundo: O'animal: alla brasiliana. Ha fatto ubriacare una scimmia per far divertire suo figlio e gli amichetti, ha picchiato l'intera panchina di una squadra avversaria, è fuggito da Firenze per andare al Carnevale di Rio, non ha mai pagato le tasse, ha arrotato un passante. Non basta?

Francesco Totti: il libro delle barzellette è il suo capolavoro: Ilary Blasi una letterina per un analfabeta

Diego Armando Maradona. Il suo matrimonio è l'apoteosi. Un diamante per ogni ospite nascosto in un pasticcino. Una cerimonia unica. Ma non basta: Ci sono le feste con la camorra, ballando sotto le stelle, la Noche del Diego, la mano di Dio e tutto quanto rende unico personaggio, incarnazione del trash e del calcio.

Carletto Mazzone: Se famo er tre vengo sotto a curva. Chi non lo ricorda quel mitico Brescia Atalanta?

 

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